SCRITTORI JUGOSLAVI 89 E la Danica, dopo aver sofferto per anni la furibonda gelosia del marito, scappa da lui e ritorna dai suoi genitori. Un’altra protagonista di una delle belle novelle della Jankovié, cantando la felicità, si preparava alle nozze della vita. Quando venne la delusione e fu abbandonata dall’amore, la ragazza odiò sè stessa e tutti gli uomini e, come fanno le scioccherelle dai sedici ai diciott’anni, tentò di suicidarsi. Ma dal sangue, che le affiora alle labbra, più forte del dolore e della distruzione, grida il desiderio della vita. La volontaria della morte guarisce e ascoltando il gorgheggio dell’usignolo, ch’essa traduce in parole voluttuose e porgendo l’orecchio ai bisbigli dei fiori, del sole e dell’universo, comprende che lutti gli esseri cantano il canto più grande e più forte: il canto della vita. In un’altra novella, intitolata « Mai », una ragazza bella, ricca e padrona di sè stessa, si dà spontaneamente all’uomo, che amava, sebbene fosse ammogliato e padre di due creature- Quando la ragazza sta per morire, a coloro che la circondano e che la incitano a confessare le proprie colpe e 'i riconciliarsi con Dio, essa risponde: «In tutta la mia vita ho commesso un solo peccato e credo chi' Dio me lo abbia perdonato, ancorché mai ine ne fossi pentita ». Non è l’apologia del peccato, ma la comprensione della debolezza umana. Le creature della Jan-kovió non si accorgono quasi di far male e quelli,