UMBERTO URBANAZ-URBANI scritti vari «Sguardi e tentativi», egli scrive: «1 piccoli poeti cantano i propri dolori, e i grandi poeti i dolori dell’umanità ». E non si creda mica che lo Stefanovic sia solamente filosofo, o più filosofo che poeta. Quanti poeti non cantarono la primavera? Eppure soltanto la « Primavera » di Sve-tislav Stefanovié mi ridesta nell’anima la musica vera della primavera, di cui Mascagni ci fece sentire qualche lirica voce in «ILodoletta ». A leggere questa canzone, sento nelle narici l’odore della terra fresca e succulenta, tutta in germoglio e fermento: sento la vita, che dai seni della terra succhia il ringiovanimento. Il poeta, steso sull’erba, sotto una quercia, a-scolta le voci del risveglio, che già gli fa presentire i frutti maturi e il variopinto tappeto di fiori e di erbette; e gli sembra di essere una sola cosa con la quercia e di succhiare una giovinezza novella, una vita fresca e fervente per il suo cuore agghiacciato: gli sembra di gettare, assieme alla quercia, le radici sempre più profonde oltre gli spazi ed 1 tempi, oltre la vita intera, che si propaga dalla tomba degli antenati alla tomba più recente- Ed in sè stesso ode pulsare l’alito di coloro, che verranno dopo di lui e che l’avvenire nasconde ancora gelosamente. Il poeta sente nel risveglio della natura l’eterno ringiovanire della vita e del mondo: la sua anima sogna il sogno della creazione e la invita a crescere, ad abbarbicarsi con le sue radici e a sug-gere tutti i succhi, da cui nasce la vita. Tutto ciò,