96 UMBERTO URBANAZ-URBANI per cui dettò la prefazione Nicholas Murray Butler. Anche in questa interessante pubblicazione, lo scrittore non fa mistero della sua cordiale amicizia verso l’Italia. «Le poesie di Jela Spiridonovié-Savió», scrisse Jovan Duèié « differiscono dalle poesie di noi più anziani, per la forma, e dalle poesie dei più giovani, per il contenuto ». L’elogio, ben meritato dalla poetessa, è prezioso perchè tributato dal «virtuoso della lirica serba del Novecento » ed è ancor più lusinghiero, perchè il poeta Duiié è anche un fine critico letterario. Parlando poi del meraviglioso poemetto lirico-epico della signora Savie « Le pergamene del fratello in Cristo Stratonico », il Duòic non si perita di asserire, che il volume è una delle più belle opere poetiche serbe e forse la migliore della nuova generazione del dopoguerra. Con intimo convincimento, frutto di uno studio scrupoloso delle opere di Jela Savió, io condivido l'ammirazione del Duòió, e a differenza del cesellatore di versi impeccabili e di perfettissime strofe, ammiro inoltre anche la forma libera, adottata dalla poetessa. Il Duèié non si espresse proprio sulla forma della Savié, ma non tralasciò però di rilevare la sua avversione al verso libero che, com'egli scrive, dà origine a prolissità, a frasi parassitane, a ripetizioni, a verbalismi.