«CRlTTORr JIT.OSI.\V1 135 dosi debole fratello di Cristo e successore dei misteri del suo olocausto ». •Secondo il critico Ante Peiravié, il quale dimostra, che i poeti croati sono in generale più riflessivi e più profondi dei poeti serbi e che i serbi sono più nazionali dei poeti croati per la lingua più fiorita e più ricca, per la forma più perfetta e per ¡1 verso più musicale, il Kranjcevié, pensatore profondo e grande artefice della forma, fu il poeta che meglio di ogni altro poeta serbo-croato, raggiunse l’ideale di accoppiare il pensiero, nuovo, profondo e forte alla forma artistica, armoniosa, musicale. A me piace rilevare che nell’irrequieto, torbido, rivoluzionario pessimismo del Kranjèevié, che atterra tutto ciò che hanno creato uomini e Dio, di positivo c’è l’idea del lavoro. Il lavoro, celebrato dal Kranjèevic nell’oratorio «Il primo peccalo», nella poesia «All’operaio», nell’« Idea del mondo» ed in altre poesie, è la sola salvezza dell’umanità. Il sudore della fronte e le lagrime degli occhi, sono, secondo il grande poeta, l’acqua battesimale che battezza il mondo, l'era novella, l’avvenire e l’umana ascensione. « E’ meglio oprando obliar, che indagarlo questo enorme mister dell’universo», aveva detto il nostro Carducci. Il Kranjcevié arriva alla stessa conclusione, ma dopo aver trangugiato tutto l’amarissimo calice delle sue indagini, dopo aver sparso lutto il sangue del cuore e dopo aver brucialo tutte le lagrime nelle bolgie di tidti gli inferni.