SCRITTORI JUGOSLAVI 55 morati, li ¡macina nei secoli remoli, nelle lontane regioni tieli’Òriente. Sulla corteccia di un cedro, scopre strane parole, che parlano di amore. Molli secoli fa, racconta il poetai erano arrivati da lontano sulla groppa del dromedario, due innamorati, J)ieno il cuore di amore e di ardore. «L’amore è eterno!» incisero siilla corteccia, si baciarono e morirono plàcidamente. invéce il presènte per il poeta è cosparso di lagrime. « Se ritornerai, dice il poeta alla sua bella! non venire come donna, che desidera e ama, ma come sorella, che si avvicina ài fratello^ che soffre, e cerca con mano leggera dove gli duole. Piena di nostalgia, nòli ricordarmi mài, che potrebbe spuntare la gioia dalla profondità del dolore, come il sole di mezzanotte dalla notte profonda. Perchè, non sai, poverina, che io ti amai, Dio sa invece di quale donna! Nella tua bellezza amavo la bellezza di un’altra e lu non èri cipe Ì’on&ra lit'll’ombra di qualcuna...». Anche alla donna, che si avvicina con occhi pieni di caldo mistero, con gli sguardi pieni di baci, còli Ió promessa di nuova èd immensa felicità nella voce mesta, il poeta dice: «Basta, pòvera donna, tutto è inutile. Basta! Abbiamo già dato lutto uno all’altro. Spegniamo le faci n u zi ai i ! Come l’onda, tutto è già trascorso e nulla è rimasto »^ L’amóre del DiiÒié è triste come la musica dei dolóre. Persino il primo incontro con la sua bella, è turbalo dal pensièro del passato, dei lunghi au-