50 UMBERTO URBANAZ-URBANI *--* - i um -~-j- di sbalordire, finiscono per divenire stranieri alla «: . ; » . . ?. . i>ìv r>» I • • • , J propria nazione. Ciò non si può dire di Jovan Duéié, nè di altri if fU|i poeti maggiori. Nella bellezza occidentale dell’arte del Duéié c'è quella bellezza, che non conosce nè Oriente, né Occidente, nè Settentrione, nè Mezzodì, ma è profonda e sublime come l’infinito, vera e spontanea come le inalterabili voci del creato, calda e comprensibile come la genuina favella del cuore umano. E’ stato detto da un critico che l’amore del Duéié per l’Occidente fu consideralo quasi un’eresia nell’ambiente ortodosso, dal quale era sorto il poeta: ciò potrebbe spiegare benissimo le critiche meno serene, che notarono e marcarono nel poeta l’influenza di Maeterlinck, di Baudelaire, di Verlaine, dei parnassiani, dei simbolisti e dei decadenti. Il dott. Prohaska prende le difese del Duòié, scrivendo: — Ma è anche vero che la Musa del Duéic è scesa nei giardini elei principi della poesia occidentale, perchè aveva comuni con essi le pretese alla vita nel regno della bellezza. .Non è un capriccio di moda, se egli si assoggetta a tali influenze, ma è la bramosia deH’anima, famelica di bellezza, di godimento spirituale e desiderosa di disetarsi alle fonti della cultura. Si sente con quale dolcezza di parole egli accarezza tutti questi cari idoli di bellezza occidentale straniera. Ad ogni modo è esagerato parlare del manierismo e della mancanza di spontaneità e di sincerità del Duéié.