108 UMBERTO URBANAZ-URBANI Italia l’indipendenza della sua Croazia, Ciraki scrive le sue « Elegie fiorentine », il grande pittore Celestino Medovié s’innamora di Raffaello e di Giulio Romano, Raèki attinge a fonti romane nuovo materiale per la sua storia croata, nella chiesa di San Girolamo trovano 'l’ultimo • riposo il bibliotecario della Vaticana abate Gradié , il diplomatico raguseo Pavao Guòetic e molti altri. Nel collegio Germanieum compie gli studi verso il 1600 ri santo e martire croato Marko da Krizevci. Il più antico croato, noto nella storia, Pietro da Zako-torac, sulla penisola di PeljeSac in Dalmazia, costruisce nel 435, a Roma, la basilica di Santa Sabina. Il papa dalmata Giovanni IV manda nel 641 l’abate Martino nella sua nativa Salona per riscattare dagli Avari i prigionieri e le salme dei martiri cristiani. E nello sfogliare le memorie storiche, il Saha-dini-Subotié ricorda che papa Pio II fece costruire a Ragusa il forte di Ravellino per difendere dai turchi gli slavi balcanici: ricorda il francescano Juraj DragiSié, che a Firenze fu precettore del giovine Medici, divenuto più tardi papa Leone X. Bani e vescovi, scrittori e poeti, come il padre della letteratura croata, Marko Marulié, sono in frequenti rapporti con i pontefici romani. I papi si sono interessati anche della sorte dei principi croati Pietro Zrinski e Krsto Frankopan, condannati a morte daH’Austria, contro cui erano insorti. Gli sforzi dei papi purtroppo furono inutili, come sono stati molto più tardi inutili i tentativi degli italiani di