174 UMBERTO URBANAZ • URBANI ligini, insisto nel voler accompagnare Mario, il pilota, il giorno in cui si inaugura un suo nuovo •velivolo. Pierre non riesce nell’intento che gli viene .impedito, poiché si teme qualche sciagura. Da terra si levano invoco trionfanti Mario e Bianche. Ma la vendetta di Pierre e di Marco contro il comune rivaio è giù decretata. Passano sette minuti: il motore scoppia e l’aereoplano precipita. Beala smaschera l’assassino e Pierre grida disperalo: «Non volevo uccidere, ma volevo amare! ». Questo l’intreccio del dramma, che, dalle primo scene di lirica tenerezza, ci conduce al tragico epilogo, attraverso un vulcano di indomite passioni, che con vampate di odio si scatenano nei •cuori di Pierre o di Marco o che con fiamme d’amore irrompono nei cuori di Bianche e di Beata, Mario, oggetto di tanto odio e di tanto amore, aveva pur insognato a Pierre esserci un solo modo di conquistare la donna: guai ad avvicinarsele per vie tortuose, anzi che andare diritti alla meta e dirle in faccia: «Ti amo!! Sii mia!». Begovic aveva pensato a scrivere una novella, quando gli balenò, ancora nel 15)14, la prima idea •del dramma. In un hangar di Aspern, presso Vienna, un meccanico gli aveva parlato del dolore di non poter volare, perchè soffriva le vertigini. Il ’concetto fu elaborato e il lavoro fu condotto a termine. appena dopo la guerra, quando il Begovié effettuò un volo con l’aviatore dell’esercito jugoslavo. Glauco Prebanda, perito nel 1922, mentre «compiva un viaggio di servizio.