76 UMBERTO URBANAZ-URBANI poema, che celebrerà l’immane tragedia dell’eroico popolo serbo. ★ ** E’ serbo-ellenico-turco il sangue contaminato e balcanico, che i secoli mescolarono, con tutti gli istinti delle razze balcaniche, nelle quasi aristocratiche vene degli antenati di Sofìa, la sventurata eroina del romanzo «Sangue impuro». Tiranni sanguinari, despotici, alteri, corrotti, brutali gli uomini: orgogliose, capricciose, sensuali, deboli, abuliche, schiave le donne: i mariti, immemori delle famiglie, viaggiano per il vasto impero ottomano, accumulando ricchezze o dilapidando patrimoni, in compagnia di bey, di odalische, di zingare: le donne, che rimangono a casa, hanno il precipuo compito di coltivare la loro bellezza per fare impazzire gli uomini, senza guardare nè all’età, nè a gradi di parentela. La corruzione, spesso in concomitanza di avventure scandalosissime e non di rado con epiloghi tragici, riempie le lugubri culle di bambini scemi, scrofolosi, pieni di piaghe: chi è maturo per la morte prima di giungere all’adolescenza e chi, dopo una vita di vizi, si taglia le vene o muore nella pazzia. Tale è la degenerata prosapia di Sofìa, da Hadii-Trifun, che secoli addietro, per le sue ricchezze e per la sua autorità, cambiava a suo talento persino i pascià, giù fìno a Bfendi-Mita, padre di Sofìa, giunto per propria colpa all’orlo della rovina-