SCRITTORI JUGOSLAVI 133 del Heine. Il poeta dei « Fremiti », stanco dell’inutile lotta, tormentato dalla malattia, che a soli 43 anni lo condurrà alla tomba, si è innamorato di una strana donzella, di cui canta nel suo « Inno ». La madre di lei era la fede, il padre un pazzo sognatore e da questa bellissima unione era nata la strana donzella: la disperazione. Nel poeta dei « Fremiti » non c’è più il pessimismo della forza e della rivolta, il pessimismo titanico del Mosè e dell'ultimo Adamo. Il poeta è stanco persino della sua missione di poeta e alla Musa, ch’era stata il suo Dio e la sua religione, rinyirovera di avere inebbriato il suo cuore e di avergli fatto girare la testa. «O Musa» singhiozza il poeta «potevi piuttosto bussare alle porle signorili ed entrare nel talamo, dove nel lettino di seta respirava qualche piccolo ricco...... Come il Carducci avrebbe preferito — almeno lo disse — sposar la bionda Maria della sua Maremma, anzi che affaticar intorno al piccioletU* verso, il Kranjòevic pensa, che se la Musa non si fosse fermata sulla sua culla, egli, simile al grigio salice, chino verso le tombe, sgobberebbe di giorno chino sulle carte polverose di qualche ufficio e alla sera, dopo il servizio, si fregherebbe le mani con un mezzo di birra davanti. Nei «Fremiti» c’è persino la poesia «Folli desideri », nella quale assistiamo alla discesa delle anime dal cielo. Prima del peccato dell’Eden, le anime erano libere di scendere in terra e di sce-