ito UMBERTO URBANAZ'URBANI la sua anima di artista e con sincerità la sua anima di credente. Una sola macchia nei « Colli romani » del Sa-badini-Subotié: l’accenno alla terza Roma, che per lui presenta, in minor misura, ciò che hanno tutte le maggiori città americane- Ma la terza Roma non è da identificarsi con la città moderna nè con la capitale dei primi decenni dell’unità nazionale. La terza Roma è appena cominciata e per gli italiani, animati dalla fede di Mussolini, essa è grande come Roma imperiale e sacra come Roma papale, perchè destinata infallibilmente a rivivere i suoi eterni imperiali destini. Se il Sabadini-Subotic ha degnamente cantato nel suo poema in prosa Roma pagana e Roma cristiana, il soave poeta sloveno Silvin Sardenko, ha intrecciato a Roma una corona di freschissime e candide liriche. Il volumetto sloveno, intitolato « Roma », porta per motto il famoso voto di Orazio, che i secoli hanno esaudito: Alme Sol, curru nitido diem, qui promis et celas, aliusque et idem nasceris: possis nihil urbe Roma vigere majus. Ecco come comincia il Sardenko il suo grazioso volume: Queste rose sono straniere: non sono quelle giovani rose, che talora coglieva la mia musa sui prati.