SCRITTORI .IUGOSLAVI 191 Il nobile croato trovò due sole cose belle a Rajaba : gli archi maestosi d'un gigantesco ponte romano che schiudeva il passaggio verso l’Oriente e che in quella landa selvaggia di smunti giumenti e di zollici pastori gli sembrava il messaggero smarrito di un mondo lontano e più luminoso e, ollro al ponte, la bellissima Rifka. figlia d'un ebreo spagnolo. Ma gli ebrei di Kasaba vogliono sposare la ragazza al loro rabbino. Il Ledenik deve scappare per sottrarsi alle rivolverate del fratello della ragazza e al furore della tribù semita e la povera Rifka, impazzila dal dolore, si annega nelle acque «lei fiume, dosi svanì l'unico amore, sbocciato a Kasaba. Il,'infelice popolazione della Bosnia, dove non è afflitta dai capricci del clima e del suolo, è flagellata dai cadi, dai moderisi, dai bey, dagli agà. Di tanto in tanto piombano sulla regione i pascià con i loro eserciti per respingere le truppe di Ka-ragjorgje, che vogliono liberare i cristiani. I pascià impongono l’approvvigionamento delle soldatesche’alle città e alle borgate; quivi s'accampano. confermando il proverbio che dove passano i turchi non cresce più l’erba. I governatori, che i sultani mandano in Bosnia, staccatisi a malincuore dagli agi e dal lusso di Costantinopoli. non nascondono il loro disprezzo per i bosniaci, siano serbi e ortodossi o turchi e mussulmani. Si traila sempre di una massa rozza, ignorante. fanatica, che bisogna tenere sotto i piedi. Del pascià, accampato alle porte di Viiegrad e