SCRITTORI JUGOSLAVI 71 il suo Re che parte.... il sole cade dietro alle estreme cime della Serbia, rotolando come una corona, che si getta, e su di lui si chiude il cielo grigio---- Le speranze del poeta vedono ridere al sole le montagne dell’Albania e sentono lontanamente il gemito dell’Adriatico, su cui le navi d’Italia porteranno a salvezza le truppe tormentate del generale Putnik. Assieme ai profughi, sfinito dalla stanchezza e dalla fame, arriva alle rive del mare anche il giumento: i profughi gli levano il carico dalla groppa e lo lasciano libero, poiché la morte gli si appressa. Ma le mosche e gli insetti gli punzecchiano le aperte ferite ed i cani intorno già fiutano la carogna. E intorno a lui si stendono gli ulivi: fiutano le sue narici il mare immenso e in fondo alla pupilla dorme il sogno del paese nativo. E muore così: si fondono insieme le visioni del mare, della patria e della morte. Il popolo serbo, martoriato come quel giumento da secoli e secoli, vinse la morte e rivide la vita: la sua liberazione è opera non solo del suo eroismo, ma anche del patriottismo dei suoi poeti.