SCRITTORI JUGOSLAVI 199 L’« Ex Ponto», il libro della sua prigionia, che ben può stare a lato delle c Immagini dai sogni » dello sloveno Ivan Qmkur, è stato paragonato alle memorie di Turgenjev, agli aforismi di Nietzsche, alle meditazioni di Pascal, di Rousseau, di Sant’Agostino. « Ancor più appassionate, ancor più ardenti, ancor più turbolente. » scrive lo storico letterario dott. Prohaska «sono queste pagine, scritte da un giovine uomo che, dopo il crollo delle prime illusioni, conobbe la tragedia della vita. Il poeta di Sarajevo, Ivo Andric, è l’erede dei lineamenti più caratteristici della stirpe jugoslava». Io non saprei degnamente parlare del libro del-l’Andric che lessi e rilessi e ch’è divenuto il mio vademecum. L’« Ex Ponto » mi arde nelle vene, quando ricordo i giorni e le notti, passate in mezzo ai condannati a morte nelle luride colle della « Je-suitenkaserne » di Klagenfurt o in mezzo ai pazzi, ai tubercolotici, ai colerici nelle tristi baracche di San Michele di Stiria. L’« Ex Ponto» non si può leggere una sola volt«, da capo a fondo, ininterrottamente. Si deve leggere come si leggono i salmi di David e il libro di Giobbe. Per i miei lettori riapro a caso il libro di Ivo Andric e leggo: «Quando nello stillicidio di milioni di minuti monotoni, senza speranza e senza cambiamento. la mia anima era divenuta un deserto, non più arso dalla sete, quando le fitte inferriate del finestrino mi impedivano persino di porgere le mani alle goccie di pioggia e alla carezza errante