SCRITTORI JUGOSLAVI 87 cesso, mai la grande gioia, che dà l’oblio, mai la sonora, spontanea, puerile risata. Nulla di mio veramente personale: nè una grande gioia inebriante, nè un grande dolore, realmente mio. Null’altro che ombre, echi e riflessi. Perchè? Ma non piango e non incolpo alcuno. Non mi lamento, ma medito. 10 non sono infelice: semplicemente non sono felice ». Così la ragazza senza bellezza,crebbe senza a-more. Le condiscepole però le volevano bene, perchè 'le aiutava a finire il compito e il ricamo, mentre esse si specchiavano nei vetri delle finestre e si ravviavano i capelli, prima che entrasse in classe il professore. La ragazza, senza amore e senza gioia, sognav» altri successi. Ma dovette persuadersi che nemmeno come musicista, come pittrice o letterata avrebbe superala la mediocrità. Allora non disperò e disse a sè stessa che in ogni uomo c’era abbastanza viltà per riconciliarsi con il destino. In qualcuno c’è anche del cinismo. L’uomo deride l’uomo di un giorno. Chi era onesto e poi deviò, deride la stoltezza e l’inesperienza di prima: chi aveva grandi idee e grandi speranze, dopo la delusione, deride la propria ingenui là puerile e le pazze fantasticherie. La derisione è forse un finto e meschino conforto per ciò che è morto di grande. Sempre una grande perdita e una piccola consolazione. E il piccolo uomo si accontenta del piccolo conforto. Ma la ragazza della Jankovic si riconciliò con 11 destino, perchè aveva scoperto in sè stessa il suo