182 VMBERTO URBANA/. • CRKAM zita, vuole chiamare la madre. Mara, conscia invece di quanto avviene nella terribile cerchia (1**1 suo destino, dice al giovine prete: «Non chiamarla. Qui non può aiutare nè tua madre, nè la Madre di Dio...» Mara non avrebbe mai pollilo dare sè stessa all'uomo, cui poco prima si era legata dinanzi al mondo. La notte fatale, in cui la prima volta dopo la morte della madre della ragazza si era spenta la lampada dinanzi alla Madonna, l’ardente giovinezza di Mara aveva provato la terrificante voluttà della passione. La fidanzala del ministro di Dio, era appartenuta al brigante... Dopo la confessione 'della donna, Damiano pensa la prima volta a sè stesso. Gli sembra di trovarsi dinanzi al suo tempio profanalo. «Con te», dice alla donna, «cessa tutto ciò che doveva darmi la terra, tutto ciò che doveva cangiare la mia vita in pace giuliva e darmi l'equilibrio della serenità. Perchè dovevi essere il mio primo e massimo olocausto a Dio... il vaso aureo, in cui dovevo offrire a Dio il mio amore, il turibolo, da cui dovevano elevarsi le nubi felici della mia ri-conoscenza. .. il calice della mia vita... Che cosa gli offrirò domani alla mia prima messa? Gli presenterò forse sulle palme il Ino cuore, da cui Egli rivolgerebbe il santo suo viso? Come dirgli: Ecco questo cuore è Tuo, benedicilo.....Ecco, qui è la donna consacrata... rendila madre!» Ma in Damiano, l’uomo si è scosso per un solo istante e di riflesso. Il sacerdote ha il sopravvento»