208 UMBERTO URBANAZ - URBANI iL’autore di «'Studi e ritratti», occupandosi di scrittori della propria nazione, trae spesso dall’oblio poeti anche poco conosciuti, come lo Zoròic, cui ascrive a merito di esser stato fra i pochi dalmati, che verso la metà del secolo scorso poetassero in lingua croata. Subendo l’influenza del Manzoni, del Tommaseo, del Prati e del Carrer, lo Zoròió mandava i suoi versi da Padova e da Venezia alla «Zora dalmatinska» («Aurora dalmata») di Zara. Fatta eccezione per il nobile raguseo Modo Pucié (Orsatto Pozza), che mal sopportando il servaggio austriaco, va piangendo la perduta libertà della Repubblica per le terre d’Italia e di Serbia, falla eccezione per il Kazali, per il Kaznaèic, per il Vodopié, per il Sundeèic, per il Botic, per il Buzo-lic, traduttore dell’« Inferno » di Dante, e per qualche altro, parecchi sconosciuti sono ricordati dal Petravic nel suo studio sullo sviluppo della poesia croata in Dalmazia nel mezzo secolo, che seguì al movimento illirico d‘ Ljudevit Gaj, che data dal 1835. In questo studio, il critico ricorda anche la rivista « Zora dalmatinska »; sorta nel 1844 e la sua sorella italiana, di un anno più giovane, « La Dalmazia». Erano due sorelle — quella croata destinala per il popolo e l’altra péì* gli intellettuali — che si completavano. Gli stessi scrittori collabora-vano nell’una e nell’altra. Il famoso Pietro Polileo-Nisiteo, che sbalordiva il mondo degli scienziati