SCRITTORI JUGOSLAVI 115 E il poeta, che sente di essere straniero e che i seni d’Italia non lo nutrirono, ricorda che anche la sua patria ha il suo Foro. La sua patria è schiava ancora, è sempre più infelice e il poeta le rammenta che la più bella corona s’infrange e il popolo piomba nella rovina, quando la libertà cade sotto il pugnale dei tiranni. Le catacombe, che hanno ispirato al Deielié, al Sardenko, all’arcivescovo Saric e ad altri, canti di fede e di entusiasmo ultraterreno, al povero Silvio non parlano che di morte c di putredine. Nel poeta prorompe il desiderio della vita quando incontra nei labirinti della morte una giovine coppia, che si stringe e suggella con i baci le promesse e i sogni d’amore. Forse più che mai, là nelle catacombe, il giovine poeta croato avrà sentito che anche il seminario, in cui era stato rinchiuso, assomigliava per lui alle meste catacombe; vestito della nera veste talare, gli sarà sembrato di vagolare fra le ombre e gli scheletri e nel suo cuore sarà balzalo più bello e più lusinghiero quell’idolo, che aveva portato dalla sua patria e che gli aveva ispirato i primi versi d’amore. Nel 1883, a 18 anni, Kranjèevic aveva finito il liceo nella pietrosa città degli L'scocchi, nella sua Segna. Nell’autunno di quell’anno, costretto dal padre, va a Roma ed entra al Gcrinanicum. Poco dopo la « Nada * di Spalato pubblica un ciclo di liriche erotiche, che Silvije Strahimir aveva consegnato al padre prima di partire per l’Italia.