SCRITTORI JUGOSLAVI 129 brodo!». E il poeta si porta nella sua casetta il Lazzaro della unzione, promettendo di rifocillare e lui e lutti i re e tutti i regni del suo tascapane. Per onorare gli ospiti, il poeta invita le ragazze del vicinato a danzare e a cantare. Ma quale vergogna, si chiede il poeta, se gli ospiti non si accontentassero di canti e volessero invitare i nipoti alle nozze eroiche delle spade e dei fucili, a saltare in sella e a brandire il «handzar»? Sia lodato Dio, conchiude il poeta, non si sono accorli; proseguono il loro errante cammino assieme al mendicante, cui il poeta bacia la mano e la gusla. Per Krnnjèevic è sacra tutto ciò che si riferisce al passato della sua patria, tutto ciò che vive della sua gloria e della sua storia e se alle volte, non accontentandosi delle freccie della satira, arriva persino a desiderare che la patria intera si sprofondi nella tomba per essere, nella morte, vicina a re Zvonimiro, anche in tali canti il poeta dimostra il suo sincero e profondo amore di patria. Anche la missione che il Kranjòevié assegna al poeta è caratteristica. Nessun poeta, ch’io sappia, ha tanto cantato il poeta quanto Kranjèevic. Anche da questo lato il Kranjòevié è stalo egregiamente studialo dal critico Milan Marjanovié. Io aggiungerò qualche mia impressione. Il Kranjèevic canta l'amore, l’entu- 9