90 UMBERTO URBANAZ'URBANI ohe le avvicinano, se le condannano, lo sanno fare con riguardosa amorevolezza. E’ addirittura l’indulgenza personificata il marito della bionda signora, che durante la stagione dei bagni, era divenuta l’amante di un pittore, fratello di una sua amica. La signora Zora ritorna a casa per congedarsi dal marito e per seguire l’amante, ch’era andato a Parigi. Ma l’indifferenza del pittore, che riteneva chiuso ormai l’episodio balneare, manda a monte i progetti della donna, eh»; febbricitante di amore, si ammala gravemente >i sembra vicina alla pazzia. Il marito, anziano, serio e studioso, pur di salvare la moglie, acconsente a scrivere al di lei amante, invitandolo a venire e a portare conforto e guarigione alla povera Zora. Il pittore non viene e il tempo, come sempre, rimargina le ferite o per almeno fa cessare gli assalti isterici. La « Bionda signora » non è il migliore lavoro della Jankovié e ci vuole anche un po’ di pazienza a seguire la lunga malattia e la lenta convalescenza della donna e la paziente e rassegnata costanza del marito, come se con l’amore del pittore fosse cessato anche il nostro interessamento per la donna abbandonata. Ma la prima parte del romanzo, che potrebbe da sè formare una bella novella e finire con la partenza del pittore e con la stagione balneare, ci fa perdonare alla Jankovié le semicaricature maschili del pittore traditore e del marito tradito e la troppo ingenua figura di Olga, che condanna e odia il prò-