SCRITTORI JUGOSLAVI 127 umile sottomissione e la sua ingenua fedeltà al dominatore straniero. Basti ricordare « 11 nostro ometto », che per difendere contro gl’italiani, nella battaglia di Lissa, la bandiera della nave ammiraglia, aveva rimesso ambo le braccia. « Eppure », confessa l’ometto al poeta « anche adesso darei la vita per quel sorriso del mio ammiraglio ». Il povero uomo sopporta con rassegnazione il suo duro destino. La gente lo copre di qualche straccio, l’Austria gli passa una piccola pensione e il buon uomo fa celebrare ogni anno una messa per l'anima di Teghetoff. Soltanto per difendere l’ammiraglio aveva dato del galeotto al marinaio italiano, che slava per portargli via la bandiera, e quella parola ancora lo punge e prima di morire, il vecchio marinaio croato vorrebbe portarsi al santuario di Krasno, sotto il Velebit, per chiedere perdono a Dio di aver proferita una parola cagnesca conlro l’anima cristiana del marinaio chioggiotto. L’antimilitarismo del KranjÒevié ha origine nei suoi sentimenti antiaustriaci. E’ troppo evidente che il poeta non si scuglierebbe conlro l’esercito della sua patria libera e indipendente. I critici jugoslavi elogiano molto <11 leone di Coronea » ed altre grandi visioni, nelle quali il poeta allude indirettamente alla patria. -Più di tutte le; poesie patriottiche del Kranjòevic a me piacciono quelle delle « Elegie degli Uscocchi », come « Il nostro ometto », « La nonna del Velebit », « L’e-