SCRITTORI JUGOSLAVI 171 Per la bella e sventurata Stanojka, più vicina alla tremenda realtà della vita e meno eierea della fantastica marchesa Zoe Boccadoro, si potrebbero inghirlandare, a San Giorgio, le finestre e si potrebbe chiedere la sorte alle indovine del villaggio,, anche'se dovessero annientare ogni speranza e dire» come dicevano ai corteggiatori di Stanojka: «La morte guarisce l’amore... » Ma non si possono dimenticare le delicate liriche del « Vrelo», quali «Ferragosto», in. cui il poeta va errando per i viali del Pincio, chiamando la sua Zoe: quali «Seconda primavera». «Il bacio della terra», «La leggenda degli occhi azzurri», «Liddy» ed altre. Peccalo che Pasquale Papa, dopo il felice esperimento, abbia tradotto soltanto « A mia figlia Bo/.ena». L’armoniosa canzone, resa dal Papa in elegante veste italiana, fu stampata dall’editore Passerini di Prato ed offerta alla signorina Luisa Zanichelli di Bologna, che andava s]>osa al dottor Francesco Mazzoni. * 11 pensiero che la vita sarebbe più bella, se gli uomini fossero fratelli e la furia di guerra non li spingesse a scannarsi, ispirò al poeta del sereno ot* timismo e della gioia « La vita per lo czar». Il lavoro è un poema in sonelti, come il « Qa-ira » del Carducci o le « Rapsodie garibaldine » dei Marradi. A larghe pennellale è descritta la guerra moderna con i suoi ordigni di morie, che sembrano « mele ardenti, lanciate da fantasmi » e che scop-