SCRITTORI JUGOSLAVI 125 sulla cupola di San Pietro o di Santa Sofia, tutto mi ricorderebbe Roma. Non è Roma il capolavoro dell’Eden, costruito da secoli di sforzi e di sudori umani? E quei soavi usignoli, che nel canto disperato di chi raccoglie nell'ultimo rantolo i rantoli di tutte le agonie, quei soavi usignoli, che rievocano nostalgicamente l’incanto lunare, l’ardore delle vene e delle labbra e gli arcani misteri e le arcane bellezze, non possono essere se non gli usignoli, che Silvije Strahimir avrà intesi tra le fronde pioventi su Trinità dei Monti o su Piazza del Popolo. * ** Il contrasto, come si è visto, forma una delle caratteristiche della poesia del Kranjéevié. Da questa matassa di contrasti si sviluppano le sue grandi visioni: uomini e cose, idee e avvenimenti prendono in Kranjéevié proporzioni gigantesche, avvolte in aloni di fuoco e in gramaglie di tenebre. Kranjéevié, figlio di 1111 popolo, piombato dai fastigi della gloria nella schiavitù, Kranjéevié, rinchiuso con il suo cuore, ardente d’amore, in una catacomba di rinuncie, senti più d’ogni altro i contrasti della storia, nella città degli imperatori e dei papi, nella città dei dominatori del mondo. La matassa dei contrasti, che si era sempre più avviluppala, non si è sciolta nemmeno quando il poeta fece ritorno in patria. S’intricò anche più. La sua patria era oppressa dai tiranni, corrosa dalle miserie dei partiti e dalla lotta letteraria fra la vec-