128 UMBERTO URBANAZ - URBANI migrante », « L’ombra di Tersatto », « Davanti alla lapide rogale di Besca», «Sulla riva della città, degli Useocehi » e « Il Guslar», poesie prettamente jugoslave per il loro carattere etnico e folcloristico. Con quale ricchezza di colori il poeta ravviva il mare del Litorale croato sotto le barche dei marinai di Verbenico, che portano a Segna uva, fichi e meloni, inzuccherati dal sole sul terreno pietroso dell’isola di Veglia. In un attimo si popola la riva e un coro di voci grida: «Gospa....» oppur «Pa- rona...... A sera si canta e si beve e i marinai si spandono per la borgata. Solamente un vecchietto rimane nella barca a contare i pochi soldini, guadagnati per i suoi grappoletti. Il vecchio conta e sospira: «Dio mio, son ben pochi: mi occorre mollo, mollo di più----». La brezza, che ciarla intorno alla barca, lo conforta e gli dice: «Con i freddi paragrafi irruppero nella tua casipola; non temer, o vecchietto, verranno tempi migliori. Te potranno redimere anche quei pochi soldini, ma i luoi vampiri nemmeno tutti i tesori del mondo ». E come ò bello « Il guslar », il cantore dei canti nazionali, il rapsodo, che va cantando per le borgate le glorie di Kraljevié Marco e degli eroi di Cossovo. Al guslar hanno proibito di chiedere l’elemosina. Dall’affamato e stracciato suo tascapane fa capolino la gusla. « Ah, sono i re, sono i baili », dice il poeta « che pregano un tozzo di pane e un cucchiaio di