TORNATO DA ROMA NEL 1595. 389 banno il modo di fornirsi a certi tempi, che è l’universale del popolo. E questa carestia del formento si ha tiralo dietro una carestia grandissima di tutte le cose; e così grande che presta materia spesso a ragionamenti che passano non pure nella plebe, ma anco tra molte persone di conto, massime cortegiani e altri forestieri, che ne sentono l’incomodo, e che paragonano la presente strettezza alla tanta abbondanza di tutte le cose che soleva già essere in Roma. Non ha certo mancato il Pontefice di mettervi molta cura, ma i disordini sono già per più vie introdotti ; ogni cosa non può venire a notizia del principe ; e, oltre ciò, fanno danno anco a quel paese e a quella città i disordini d’ altri luoghi vicini, ove il grano è stato sempre, già qualche anno ormai, a altissimo prezzo. Questo ultimo raccolto è stato abbondantissimo nella campagna di Roma; e tutto che il formento sia in assai buonà condizione, pure è un terzo più caro di quello soleva essere avanti queste ultime carestie. E in altri luoghi dello Slato Ecclesiastico si è osservato che le raccolte migliori hanno apportato finalmente, per rispetto delle tratte e per altre cause, più di comodo ai ministri della Camera apostolica o ad altri di fuori, che agli stessi popoli. Onde nasce che generalmente quei sudditi si trovino poco conienti, e parlino con gran libertà contra tutti quelli che governano, attribuendo a loro questo disordine, benché nasca da più cause. E però vi si vede poco rimedio ; perocché nella Marca , e nella Romagna particolarmente, oltre I’ esser mancato , per la mortalità di questi anni passati, gran numero di gente, quelli che sono rimasi restano constituiti in una estrema povertà. Il che anco è nato per la grande rigorosità con la quale, a tempi così penuriosi e difficili, sono proceduti i ministri di quella Camera nel riscuotere le gravezze, togliendo ai contadini fin gli animali e gli ¡strumenti rurali. Ma nella campagna di Roma non vi sono propri abitatori che lavorino i terreni, essendo il paese, oltra quelli che stanno nelle terre, tutto disabitato. Questi terreni , per lo più, sono di baroni romani, i quali sogliono affittarli a mercanti ; persone ricche e di gran faccende in questo esercizio, chiamato da loro l’arte del