TORNATO DA ROMA NEL 1595. 425 la Sede Apostolica con l’imperatore e con quella Corte dopo l’alienazione della maggior parte della Germania dalla sua obbedienza e dalla Religione cattolica. Solo potriano dar occasione di qualche particolar disgusto le pretensioni d’alcun principe che ricorresse all'autorità dell'imperatore per accrescimento di titoli, o per confirmazione o ampliazione di giurisdizioni, o altra cosa tale, nella quale pretendesse il Pontefice dovervi concorrere il suo assenso e autorità, e che pur senza quella si volesse effettuare tali istanze. Ma per essere l’imperatore capo tra i principi temporali della Cristianità, e per esser quello costituito nel mezzo di tanti eretici, procurerà sempre il Pontefice, in quanto potrà, di sostentarlo e di tenerlo ben affetto verso la Chiesa romana. Segue la considerazione di quello che per la sua potenza è principale potentato, sommamente e più d’ogni altro stimato nella Corte di Roma, cioè del re Cattolico. Di questo dunque si può dire, per quanto dalle cose esterne se ne prende argomento, che il Pontefice ha mostrato per tutto il tempo del suo pontificato di fare di esso principe e della nazione spa-gnuola principalissimo conto: il che in molti affari di quel re e de’ suoi regni si è potuto assai ben conoscere. Ma maggior saggio d’ ogni altra cosa ne ha dato per lutto il tempo addietro il negozio di Francia ; poiché da principio del suo pontificato fin si può dire a questi ultimi giorni, non pure ha mostrato di approbare le operazioni degli Spagnuoli, fatte, sotto ombra di Religione, a manifesta oppressione del regno di Francia , ma le ha anco prima con le forze e poi più largamente con la sua autorità aiutate e favorite, non sapendo ben levarsi da questo stile principiato, nè anco per molto tempo dappoi aver conosciuto, e confessato egli medesimo più volte, che questi pensieri del re Cattolico erano mascherati sotto il nome della Religione. Onde ha Sua Santità lardato tanto nel dar rimedio ai mali e travagli della Francia con una molto lunga persistenza nel non voler assentire all’ assoluzione di quel re, e nè pur voler ammettere quelli che per ciò erano mandati con grande umiltà alla sua obbedienza , con molto manifesto pericolo della totale alienazione di quel regno Voi. X.