TORNATO DA ROMA NEL 158t). Quanto poi all’ arciduca Carlo, per la visita fatta dal vescovo di Parenzo avendo inteso il disgusto di quell’Altezza, mostrò gran risentimento col vescovo, e con l’andata del patriarca d’Aquileia alla residenza lia ordinalo ad esso patriarca che procuri di mostrargli ogni conveniente rispetto, scrivendogli lettere piene di offerte e di riverenza. Nei negozi trattati dal vescovo di Trieste mandalo dal detto arciduca, gli ha dato quanta soddisfazione ha potuto, e dove non ha potuto, come nella erezione del vescovato di Gorizia, gli ha dato buone speranze, volendo soddisfare con parole dove non può coi fatti. Con Francia è vero che occorse quel disordine della licenza dell’ambasciator di quel re (1) ; è vero ancora che Sua Maestà innanzi 1’ accomodamento delle cose sue coi Guisi e altri principi non potè ricevere in effetto tutte le salisfazioni che ricercava ; e finalmente è verissimo che il Papa ha mostrato di non aver molto buona opinione della persona del re e del suo governo ; ma è anco vero che Sua Santità gli ha concesso la grazia che ha desiderato dell’alienazione dei cento mila scudi di entrata del clero del regno contro 1’ opinione de’ cardinali, e si è contentata di richiamare 1’ ambasciatore già licenziato, e gli ha scritto molte volte di suo pugno ¡scusandosi di quello che avea fatto, mostrando di averlo fatto mal volentieri e per necessità , gettando la colpa sopra l’ambasciatore e sopra il Cardinal d’Este, egli ha fatto sempre larghissime offerte, con mostrare in parole di stimare ed onorare quella Maestà in estremo ; coi quali mezzi ha in gran parte levato quella mala opinione che avevano i Francesi , che il Papa dipendesse dagli Spagnuoli. (1) Aveva Sisto V nei primi mesi del suo pontificato, ad istigazione dei Signori della Santa Lega, scomunicato e dichiarato decaduti da ogni diritto di successione il re di Navarra e il principe di Condè. La qual cosa per buone ragioni non essendo andata a’ versi di Enrico III, questi non consenti che la Bolla fosse pubblicamente promulgata nel regno. A ciò si aggiunse che avendo il Papa in quegli stessi giorni mandato in Francia, come suo nunzio, persona mal gradita a quel re, onde a Lione gli fu fatta difficoltà di proseguire nel viaggio, il Papa di ciò altamente adirato comandò al signor di Goard, ambasciatore di Francia a Roma, di uscire di quella città e dello Stato : cosa che parve ed era veramente eccessiva.