110 RELAZIONE DI GIROLAMO SORANZO ligenza per la ottima mente di quel regno alla religione cattolica , e gli ba fatto di quelle grazie che so aver scritto alla Serenità Vostra. La Regina d’Inghilterra e altri principi protestanti non possono se non esser in contumacia con la Santità Sua; ma pare che più degli altri sia la Regina sopradetta , contra la quale so che non ha mancalo di tenere eccitato Filippo e il Re di Navarra , promettendo così all’ uno come all’ altro di aiutarli quanto fosse possibile quando si disponessero di andare a quella impresa. Col sig. Duca di Savoia ha Sua Santità avuto qualche causa di risentimento per rispetto dell'arcivescovato di Torino e del vescovato di Mondevi, non avendo voluto Sua Altezza, per instanza che sia stata fatta da Sua Beatitudine, dare il possesso dell’uno all’Illmo. di Aragona, nè acconsentir alla rinuncia dell’altro in un nipote del Rmo. Alessandrino. Al che si aggiunge la emulazione o, per dir meglio, poco buona intelligenza che tiene esso Duca con quello di Fiorenza, tanto caro a Sua Santità. Onde si conosce assai chiaro dalle parole che ha detto a molti, il fine della sua intenzione esser di tenerlo basso quanto più può ; e con me, ragionando della persona sua, usava di dire che era un poverazzo, e che però non se li poteva far fondamento sopra. Ma Sua Altezza, siccome non manca di alcun officio conveniente a ossequente figliuolo della Sede Apostolica, facendo sempre parte a Sua Santità di quelle cose che conosce poterle esser care, così quando bisogna lasciarsi intendere, sa molto ben parlare fuori dei denti, e lo ha fatto nelle occasioni che ho detto di sopra. Il sig. Duca di Fiorenza, come può esser benissimo noto ad ognuno, è amato da Sua Beatitudine di amor paterno, e tenuto e trattato in tutte le cose da carissimo figlio, essendosi conosciuto chiaramente dagli effetti la Santità Sua aver procurato a tutto suo potere di accrescergli per ogni via riputazione e aggrandire la casa sua. Pensò nel principio del suo pontificato farlo Re di Toscana, e lo avria eseguito se non fosse stato il rispetto di dispiacere all’imperatore e al Re Cattolico. Quando andò a Boma, lo ricevè nella Sala dei Re,