TORNATO DA ROMA NEL 157G. 227 nemici, perciocché così quelli per l’infedeltà loro, come questi per la novità delle loro perverse opinioni, impugnano la fede cattolica; ma senza comparazione più formidabili e odiosi gli eretici, perciocché i Turchi non tanto cercano il Papa quanto gli altri principi cristiani, secondo che li son più comodi e vicini ; onde il Papa per aver lo Stato suo posto in mezzo l’Italia, circondato e difeso da ogni parte da paesi d’altri principi cristiani, giudica ritrovarsi assai lontano dal pericolo d’esser da loro offeso. Ma all’incontro gli eretici non solo col-1’ armi ma ancora colle predicazioni e cogli scritti, che forse non manco importano, principalmente ed immediatamente combattono e feriscono la sua autorità, procurando levargli in tutto, come in gran parte gli han levata, la obbedienza; e quando potessero aver adito in Italia , più volentieri che in altro loco si volgeriano verso lo Stalo Ecclesiastico e contra la persona sua, per distrugger affatto, se fosse possibile, la Sede Romana. Però, se bene il Papa ha più volte falla menzione ed istanza di rinnovar lega contra Turchi, nientedimeno dal modo ch’egli tiene di parlare si comprende che la principal sua mira saria d’assicurarsi contra gli eretici. Alla persona dell’imperatore ha il Papa pochissima inclinazione , perché in modo alcuno non si assicura della re-ligion sua, siccome ancora all’ incontro poca salisfazione è nell’ Imperatore del Papa , non tanto per la cosa del titolo del granduca di Toscana , nella quale ha preteso che fosse intaccata 1’ autorità sua , quanto perchè nella prima elezione del re di Polonia non gli pare aver ricevuto per il principe Ernesto suo figliuolo quel favor dal Cardinal Comendone, Legalo, eli’ egli aspettava ; oltra che si chiama offeso per la creazione del coadiutor d'Aquileia, fatta dal Papa contra la intenzione che prima gliene avea data. Accresce l’occasione di queste male salisfazioni il mancamento che è da più di tre anni in qua d’ambasciator dell’imperatore a Roma, poiché l’imperatore non ne ha mai più mandato altro dopo la morte del conte Prospero d’Arco ; ond’ è che dall’ un canto il Papa con-vien chiamarsi da lui poco onorato e stimato, e dall’ altro l’imperatore, non avendo propria persona da lui solamente