TORNATO DA ROMA NEL 1560. 53 può. Fece nel principio cardinale il Borromeo, e gli diede l’arcivescovalo di Milano, altre abbazie e benelizj, e anco.la legazione di Bologna e Bomagna, di modo che ormai è fatto assai ricco cardinale. Al conte Federico suo fratello ha ultimamente dato per moglie la figlia del Duca di Urbino con la pretensione dello slato di Camerino, onde si crede che per via di ragione riaverà quello stato. Questi due fratelli, come ho predetto, sono molto amati e favoriti dalla Santità Sua, e in mano del Cardinal Borromeo paiono posti quasi tutti li negozi; ma si crede che esso non ne risolva alcuno senza partecipazione di Sua Santità, sia perchè il Pontefice cosi voglia, come perchè esso Cardinale, essendo freddissima persona e poco pratica delle cose del mondo, non ardisca di far risoluzione alcuna dubitando di fallare; ma sono di così buona natura l’uno e l’altro fratello, che non essendo guastali si può sperare che da loro non sia per venir male alcuno (1). Una sorella di questi si maritò anche in Don Cesare Gonzaga, che fu figlio primogenito del Sig. Don Ferrante, che ha 50 e più mila scudi d’entrata. Delli tre altri nipoti tedeschi, li due primi hanno fatto professione di soldati, e sono stali a diverse imprese;il terzo, che è assai più giovine, è maritato in Germania. Al primo, che si chiama Sig. Annibaie, procura il Pontefice che sia data una giovine molto ricca di casa d’Aragona, e perchè lei mostra non volerlo se non ha stato nel regno di Napoli, si ragionava al partir mio che facilmente il re Filippo li daria il principato di Rossano, che sotto l’altro Pontefice si trattava di dar al duca di Palliano. Questa cosa in-tendesi che si praticava con il conte di Tendiglia, ambasciatore ultimamente venuto in Roma per il Re Cattolico, e credesi a questo modo che le nozze succederanno. Al secondo, eh’è il sig. Marco, fu data già alcuni mesi una croce rossa, e fatto cavalier di S. Giacomo, ed è poi stato inviato per le poste alla maestà dell’Imperatore per star in quella Corte, ch’io 1’ ho rincontrato per strada ; ma dappoi eh’ io son partito è stato (I) Questa caratteristica di esimia bontà nel giovine cardinale Carlo Borromeo, che ora la Chiesa venera sugli altari, la vedremo confermata in tutte le Relazioni dove di lui è fatto parola.