TORNATO da ROMA NEL 1381. 281 È il sig. Giacomo signore (li buone qualità, e in ogni occasione io l’ho ritrovalo pieno di molto affetto e di reverenza verso la Serenità Vostra e questo Illustrissimo Dominio. Si crede che Sua Santità a bell’ arte vada riservata seco, e nel dargli autorità e nelle comodità ancora, per onestare a questo modo la risoluzione eh’ ella fece nel principio del pontificato di pubblicarlo al mondo per suo figliuolo tanto apertamente con non poca mormorazione delle genti, ed abbia voluto per questo mortificare l’opinione, che andava attorno, che Sua Eccellenza avesse a governare a voglia sua il pontificato. Fin qui, Serenissimo Principe, ho parlato della natura di Sua Santità, di che ella particolarmente si diletti, del modo che tiene nel suo governo, e come proceda con quelli che gli sono attorno. Ora mi allargherò un poco più entrando in quei pensieri che Sua Beatitudine nutrisce in sè stessa, ma che però non può effettuare senza 1’ aiuto e compagnia di altri. Questi sono principalmente due; dell’uno de’quali non spera Sua Santità, o ben poco, vederne mai il fine ; e dell’ altro all’ incontro gli pare di esserne in sicuro possesso. Il primo sarebbe di essere autore d’ una lega contro al Turco, e di nessuna cosa parla più facilmente che di questa ; e con le occasioni che andavano attorno, che i Turchi avessero patito assai nella guerra di Persia, e che fossero talmente occupati in essa che poco sforzo potriano fare altrove, ella mi diceva che Vostra Serenità doveva per ogni modo muoversi, quando anco la non fosse per avere altra compagnia che la sua ( e questo perchè allora il re Cattolico era tutto intento alle cose di Portogallo ), nè doveva abbandonare la comodità che se gli appresentava di recuperare il suo e di vendicarsi delle cose passate. E rispondendo io che Vostra Serenità conveniva attendere a pagare i debili contratti nella guerra passata, ella con grande spirito soggiungeva : « Metteressimo sottosopra tutte 1* entrate della Chiesa ». E certo io credo, Serenissimo Principe, che Sua Santità farebbe tutto quello che potesse, perchè è desiderosa di gloria e di lasciare dopo di sè memoria di qualche azione notabile. Ma quanto più vi pensa, tanto più scuopre de’contrari che gli levano ogni speranza; perchè Voi. X. 36