172 RELAZIONE DI PAOLO TIEPOLO nè ad altra cosa molto attese che a quella parte appartenesse. Pio V, conoscendo che niuna cosa è più da lui che la religione, mette in questa ogni diligenza e pensiero, e non solo non ha lasciato pure una cappella o uffizio in tutto il tempo del suo pontificato, ma piuttosto ne ha aggiunto di nuovo. Dice spesso messa, o almeno ogni festa fa le divozioni sue divotissime, ed alle volte con le lacrime; digiuna tutte le vigilie, quadragesima, e I’ avvento tutto, nè mai ha lasciato la camicia di rascia , che come frale incominciò a portare. Ha fatto rivedere e regolare le chiese di Roma che ne avevano bisogno, e riformare in molte cose la vita dei preti e della corte, onde al presente d’ altra maniera si procede a Roma di quello che prima si soleva, e gli uomini, se non sono, almeno paiono molto migliori. Ma dove vorria levare tulli gli abusi, avviene che spesse volte nel dare rimedio a qualche disordine incorra in altro maggiore, provvedendo massimamente per via degli estremi, senza usar mezzo alcuno. Però gran severità è parsa quella usata da lui verso alcuni religiosi, così frali come monache, con obbligarli e necessitarli contro lor voglia a regolare la vila più stretta di quella eh’essi medesimi si avevano eletta ed obbligata; onde non solo ne sono seguite lamentazioni e pianti, ma ancora disperazioni e fughe. Nella Inquisizione poi, come nel primo suo mestiere, attende con tanta diligenza, che in questa cosa solo si può dire che consumi la metà del tempo; ma usando in questo tutta l’estrema rigorosità che si possa immaginare, non si contenta di gasligare i nuovi delitti, che va diligentemente investigando i vecchi di dieci e venti anni, ponendo gran male in ogni luogo; ed ove non sente far motto o strepito, crede che sia mancato da chi ha la cura e che non voglia cercarne, e prende mala impressione contro di lui. Nella giustizia fu il tempo di Pio IV miserabile, perchè quasi tutte le cause criminali con denari si componevano. Dal che nasceva che non era alcuno tanto colpevole, che non potesse sperare d’accomodare con denari i fatti suoi, nè alcuno tanto innocente, che non avesse da dubitare, essendo ricco, di qualche disturbo; perchè i ministri, seguendo I’umor del Papa,