185 mente scossa. L’amore paterno, che mal tollerava lo sdegnoso riserbo del figlio, fece velo forse a ogni altro interesse (1). La tragica decisione, che privava degli onori il correggente, lo relegava in esilio, a Zara, e associava alla dignità ducale Giustiniano e il figlio suo, aveva origini remote e sviluppo più complesso (2). Era l’epilogo di un serrato duello, che non si era svolto soltanto tra le persone degli attori principali, ma aveva eccitato le passioni di parte e aveva commosso larghi strati del popolo. D’altronde l’esule non si rassegnò alla sua sorte. Da Zara, dove era stato relegato (ed è altro sintomo di concomitanza tra l’interesse veneto e quello bizantino), evase alla dura prigionia e al severo castigo degli avversari con la fuga. Riparò in Schiavonia, di là nelle terre del regno italico (dicono a Bergamo), vuoi per sottrarsi alle persecuzioni, che non l’abbandonavano, vuoi per tentare nuova fortuna (3). Gli inflessibili vindici di una sfortunata impresa, padre e figlio nuovamente associati, non diedero requie. Lo raggiunsero anche nel suo ultimo ascoso rifugio ; reclamarono che in suo confronto fossero applicate dall’imperatore Ludovico le clausole del patto carolino, ormai perfetto, relative ai sediziosi fuggiaschi ; ottennero la sua estradizione, e lo posero al sicuro con la famiglia in terra bizantina, a Costantinopoli sotto la custodia del governo orientale (4). La complicata vicenda rivela quanto aspri fossero i contrasti famigliari, quanto facili a esplodere le passioni di parte, quanto proclive l’ambiente a sorreggere disegni ambiziosi e congiure. Sotto altro rispetto essa permette di saggiare natura e intensità dei rapporti veneto-costantinopolitani. (1) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 107 : pater namque eius non diu filii molesUitionem et absentiam passus futi, quoniam valde ilium diligebal. (2) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 107 : interdixit honorem Iohanni, et, expulso a patria, apud Iateram civitatem exilio retrusus est ; tune salisfacere per omnia voluti Iustiniano suo ftiio ; non solurn ipsum sed etiam Agnellum suum nepolem, eiusdem Iustiniani natum, consortem sui fecit dueatus. (3) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 107. (4) Iohan. Diac., Chronicon cit., p. 107 : interea pater et frater hoc audientes, miserunt nuncios imperatori Lodovico efflagitantes ut sibi redderet filium fuga lapsum. imperator vero libenter illorum precibus optemperans, reddidit sibi fugitivum, quem absque mora Constantinopolim una cum uxore desti-naverunt.