470 RELAZIONE DI NAPOLI ¡1 re ; e lo sforzo dell’ artiglieria, da quella in fuori che si vede nei castelli Nuovo e di Sant’Elmo di Napoli, nella fortezza di Gaeta e nel castello di Capua, negli altri sparsi per il regno non è cosa di molta considerazione. Le monizioni per tutto sono pochissime e ristrette, in che però si conosce chiaramente da ognuno il molto avanzo che fanno anco in questo i ministri regi, come pur fanno nelle cose dell’abbondanza e della grascia del regno, che dandosi le tratte facilissimamente a prezzi gagliardi de’grani, vini, olj , legumi e carni, si sono ridotte tutte le cose necessarie al vitto due terzi più di quello che si pagavano dieci anni sono, special-mente nella propria città di Napoli; la quale e per il numero della gente che tuttavia cresce in essa (abbandonando molti le città e i castelli nativi, e trasferendosi quivi per essere, come sono, esenti da certe gravezze e dall’ailoggiamento de’soldati, che è insopportabile), e per le provvisioni che ultimamente si sono fatte per l’impresa che disegna Sua Maestà (1), si patisce incredibilmente , pagandosi , come ho detto, tutte le cose a prezzo straordinario, essendosi anco rallentato il molto lavorare che faceva l'arte della seta, con la quale s’intertene-vanoi quattro quinti di questo popolo. Conciosiachè avendo il marchese di Mondesciar (2), viceré passato, imposta una nuova gravezza a quest’arte, che di tutta la seta che si cava dal regno e lavorata e da lavorare si paghi un carlino per libbra, questa gravezza, appresso le altre che sono pur nella medesima estrazione delle robe, fa che i mercanti forestieri non si servono più tanto di quella città , polendosi servire altrove con minor imposizione. Nè i mercanti napoletani fanno più fabbricar tanti panni quanti facevano, e standosi in forse dei lavori, nè correndo il danaro come soleva, si pale anco, come ho detto, gravissimamente; e perciò l’anDo passato vogliono che fosse negato a Sua Maestà un sussidio che dimandava di 200,000 scudi per le cose di Fiandra. Dalle quali cose tutte (1) I.a conquista del Portogallo, che Filippo II aveva preparala di Innga mano, e che si compì nella seconda metà del 1580. (2) Don Inigo Lopez Urtado di Jlendoza marchese di Mondejar, vicere di Napoli dal 10 luglio 1575 all’8 novembre 1579.