DI MATTEO ZANE. 1578. 59 i raitri ed altri forestieri che uscissero del regno ; e increbbe tanto più al re di non essere compiaciuto, quanto che con l'ultima restituzione delle piazze (1) presupponeva S. M., e presuppongono tutti i Francesi , che S. A. sia talmente obbligata alla corona di Francia, che non possa disobbligarsi se non con segnalatissimi servizi e con lunghezza di tempo. Laonde, per tulle queste cause, fanno giudizio i Francesi che sono capitati in mio tempo in corte, che il sig. Duca, dopo la morte di madama sua moglie, sia fatlo molto parziale di Spagna, e tale lo tengono. Sua Altezza all’ inconlro si duole de’ Francesi che, per i beneflcj che le hanno fatlo, non si contenlino d’ averlo principe amico ed obbligato, ma che lo vogliano dipendente affatto e quasi vassallo. Ed interpetra S. A. questi andamenti per segno evidente eh’essi siano pentiti della restituzione fatta delle piazze, e che se potessero ritrattarla lo farebbono volentieri, ma essendo fatta bisogna che se ne contentino e lo abbiano principe amico ed obbligato, ma italiano e libero. Si è anco doluto all’estremo che I’ambasciatore di Francia appresso gli Svizzeri si sia liberamente opposto alla sua trattazione di lega con i Grigioni, e che abbia avuto a dire pubblicamente che quella lega torna a pregiudicio del re, perchè S. M. ha ragione e pretensione sopra tutto lo stato del sig. Duca, e che però non doveano obbligarsi alla difesa di stato preteso dalla corona; e s’allargava tanto l’ambasciatore, per ordine di corte, nel discorrere in questo proposito, che il sig. Duca ha sentito per questa causa grandissimo cordoglio ed afflizione ; che se avesse pur addotte solamente le ragioni e pretensioni che S. M. ha sopra i due contadi d’Asti e di Nizza si sarebbe acquietato, perchè non si saria discostato dall’apparenza del vero; ma voler abbracciare tutto lo stalo era troppo notevole offesa. In corte di Francia il sig Duca ha per suoi amici e confidenti i marescialli Danvilla e Momoransì, e tutti coloro che dipendon da quella fazione ; ed all’ incontro ha per diffidenti mons. d’Alansone e molti della casa di Guisa, il gran cancelliere Birago, il duca di Nevers fratello di quello di Man?. (I) Avvenuta nel 1574.