314 RELAZIONE DI MILANO quali con gli scrilli lian consentito alle voglie di chi maneggiava a quel tempo, e poi non si sono vergognati dir che le ahhorivano coi cuori, e che non erano stati collegati, ma sforzati ed alligati ad un capitano; sicché restano malissimo contenti, e massime che concludendosi, e devenendosi alle sotto-scrizioni, hanno convenuto sottoscriver a molte cose che avanti non aveano inteso. Dicevano praclerca che questa nuova lega era gloria di Francia più presto che sicurità d’Italia, e avria più presto a debilitare Italia che assicurarla, perchè venendo polenti i Francesi cesseriano immediate le contribuzioni (1); e per la mala contentezza desiderano la loro venuta. Il sig. Duca a Bologna si è portato modestamente, e sempre per la verità con il Papa, per le nozze, non potè negar che Sua Santità avesse ragione, come è detto di sopra (2). Del duca di Ferrara, circa quelle differenze (3), diceva liberamente che il Duca avea ragione ; e delle cose di Vostra Serenità e delle richieste fattele d’ordine di Cesare, mi diceva il lutto e mi faceva scrivere in conformità, avendo anco molte fiale dissuaso a’ suoi consiglieri quelle richieste, dicendo che il governo di questo Stalo.....e di ciò son stalo fatto certo per diverse vie. Della corte del Pontefice e dei reverendissimi Cardinali che si ritrovarono a Bologna, che erano venti con i due francesi Argamonle e Tornone, dai quali fui benissimo visto ed accettalo, e fecermi la communicazione di quanto in verità aveano a trattare, non dirò cosa alcuna, perchè credo dal clarissimo Oratore tornato nuovamente Vostra Serenità abbia avulo il tutto ; ma dirò solamente che dal Campeggio son stalo accarezzato e fatto partecipe del tutto, come se fosse persona di questo Stato ; nè egritudine, nè persona alcuna, nè il dir l’offizio mai mi è stato d’impedimento a veder Sua Siti) Cioè le contribuzioni stabilite nella lega per mantenere un esercito, eli cui l'osse capitan generale Antonio di Leyva. (•2) Di voler, cioè, rimaner fedele all’impegno contralto col duca d'Orleans d’accordo coll’imperatore prima che questi, preso in sospetto un tal disegno, cercasse di ottenere Caterina per esso Sforza. (3) Cioè di Modena e Reggio, che il Papa intendeva di ritenore per sé, ma che l’imperatore volle ritornare agli Estensi.