Dl MARINO CAVALLI. 1595. 203 sempre per inimico. E tutta la guerra, che con tanto interesse de’suoi sudditi ha patito, tutta gli è venuta da questo, che è uno dei maggiori capitani di Francia; il quale avuta espressa commissione dal re di entrare in Piemonte, lo fece l’anno del 1592, che fu il primo della mia ambascieria, nel line del mese di settembre, quando, per la partita del sig. conte Francesco per Nizza cou quelle forze che vi erano, il paese restava disarmato; e per essersi fatte le raccolte poca difficoltà aveva nel nutrire le sue genti. Mise insieme tutte le forze che poteva cavare del DelOnato, che potevano essere 4000 fanti e otto in novecento cavalli, e falla la massa in luogo accomodatissimo al suo disegno, la metà ne fece passare per la valle della Perosa, e coll’ altra venne a Pinerolo (che sono due delle sette valli che servono ai francesi per venire di qua da’ monti), con tale intenzione che 1’ una e 1’ altra fossero in un medesimo tempo tentale; le quali sono in effetto le principali del Piemonte; quella di Susa per il passaggio di Savoia, e quella di Pinerolo per essere nel mezzo del Piemonte. Questa passata di monsignor Ladighiera, con tutto clic il sig. Duca ne fosse con 1’ animo quieto, e non vi avesse falla provvisione alcuna, era molto prima sospetta; perchè vincendosi le guerre con le prevenzioni e diversioni, volendo levare il sig. duca di Provenza, non si poteva ciò meglio conseguire che col portare la guerra nel Piemonte, paese che per esser quello dal quale S. A. cava quasi tutte le sue entrate e il modo di fare la guerra, si può stimare come il cuore del principe. Nel principio di questi romori fu opinione molto comune in quelle parti, che monsignor di Ladighiera, la debolezza del quale era molto bene conosciuta, come anco si sapeva che di Francia non poteva essere ingagliardita, fosse dai principi d’Italia aiutato, e che dai duchi di Mantova e di Toscana, ed altri anco dicevano da Vostra Serenità , gli fosse stata data una determinata somma di denaro per far la guerra. Quanto all’interesse di Vostra Serenità, avendo io sempre opportunamente, e con Sua Altezza medesima e con i ministri principali, fatti quegli offizi che io slimava convenienti, dimostrando che lei non aveva mai voluto interessarsi in