DEI. SEGRETARIO CAROLDO. 1520. 303 bone, e si attendeva alla fortificazione di quella città; e vedendo l’Imperatore che gli asolani erano deliberati di mantenersi, e che insino le donne non si risparmiavano dal fare F uffizio di guastatori, ed esortavano i soldati a far virilmente, non mancando il magnifico messer Antonio da Mar-linengo colla compagnia sua, e così gli altri capi e soldati, di far il debito loro, deliberò lasciar Asola con notabile principio di disfavore (1), e se ne venne alli Orzi, e noi a Piz-zighettone, a Lodi ed a Gelo sopra Adda per mezzo Rivolta. Fu mandato Pietro Navarro a fortificare le ripe d'Adda per proibire il transito all’imperatore, il quale venne di lungo a Caravaggio e Rivolta per passare allora sopra Adda. Per monsignor di Borbone, mons. di Lautrec, il sig. Teodoro ed altri capitani, ed il clariss. Gritti, fu deliberato di ritirarci ; ed in quel punto (che era il giorno di pasqua dopo desinare) ci ritirammo a Milano cogli eserciti pieni di timore e di confusione, come far sogliono i Francesi nel ritirarsi. Il giorno seguente fu fatto consiglio in Milano per i capitani francesi e veneli del quid agendum; parte consigliarono lepidamente, parte non si lasciavano intendere, parte absolule consigliavano che ci ritirassimo in Alessandria, come il sig. Giulio da San Severino. Soli il sig. Teodoro Trivulzio e mons. della Gela (2), luogotenente di mons. di Borbone, arditamente consigliarono che ci fermassimo a Milano, promettendo il sig. Teodoro che la città non faria alcun movimento; il quale sig. Teodoro aveva in Milano la moglie e tutto il suo mobile. Pure monsignor di Borbone aveva nella memoria che il padre era morto a Napoli, ed ultimamente F unico suo fratello alla giornala di Marignano ; ma fu deliberato col nome d’iddio di fermarsi e difendere Milano E‘F Imperatore, lenlamente procedendo, venne pur avanti a cinque miglia presso Milano spinto dal sig. Galeazzo Visconti ed altri fuorusciti , i quali avevano fatto promissione molto gagliarda a Sua Maestà che la città (1) L’errore di questa fermata, che fu di dieci giorni, contro l’avviso del Colonna, il quale tentò invano di distoglierne l’imperatore, fu la vera salute dei Francesi; i quali sorpresi aU'improvvisla, correvano forse il caso di doversene addirittura uscire di Lombardia. (2) Aimaro di Prié.