195 soli, perciocché il Turco noi crederebbe; al quale si doveva avere gran rispetto e dirizzare la mira del governo a non dispiacergli, e ad aver per oggetto principale la conservazione dell’ amicizia sua. Onde egli era d’ opinione di non far menzione di lega nè di promettere le quindici galere; ma si provederebbe di compiacere a Cesare colla promessa della difesa dello stato di Milano; che l’imperatore aveva gelosia solamente dello stato predetto, e che, quando fosse sicuro di esso, non temerebbe del reame di Napoli. Risposegli messer Alvise Mocenigo, Savio del Consiglio, per la opinione del collegio, facendo questo esordio. « Appresso i pittori antichi fu costume, che alle figure di Apelle, eccellentissimo pittore, nessuno ardisse por mano; perchè era certa opinione che niuna cosa si potesse aggiungere a quelle da altro pittore, per valente che fosse. Sebbene si dovesse osservare questo stesso costume ogni volta che il preclarissimo messer Domenico Trevisano parla in Senato, nientedimeno la materia che al presente si tratta è sì abbondante e ripiena di ragioni da ogni canto, che io sono spinto a dirne alquante. E riprese: in ogni tempo che questa Repubblica ha fatto pace coll’ imperatore ovvero col re di Francia, colla pace ha congiunto la lega; come per diversi maneggi dei tempi passati è manifesto. Se pare onesto alla Signoria, che 1’ imperatore assicuri lo stato di Milano per rispetto del duca, mollo più è conveniente che faccia sicuro il reame di Napoli per il proprio interesse, essendo quello stato suo; onde pareria cosa nuova, che a sua istanza la Signoria nostra fosse contenta di difendere lo stato altrui; e non volesse pel suo stato particolare prestargli aiuto. Le quindici galere che si vuol dargli non sariano bastanti contro Barbarossa corsaro, (1) non che contro la grande potenza del Signor Turco; anzi, vedendo che ci obblighiamo (•) Intorno a questo famoso pirata del Mediterraneo, vedila nota (1), pag. 158 del voi. I delle Relazióni Yenete.