405 non si pensava di pagargliela, ma di servirsi di gran quantità di danari da lui. Volevano i Francesi la impresa dello stato di Milano e di Toscana; il duca di Ferrara quella contro Io stato dei Farnesi; il papa quella del regno di Napoli; e al fine si elesse il peggio. Appresso si può avvertire, che chi non piglia le occasioni, sia nella guerra, sia uella pace, si pente, e fa poi con disavantaggio quello che poteva fare con riputazione. Se nel passare dell’esercito francese si tentava l’impresa di Milano, molte cose succedevano felicemente; perduta quel l’occasione, si perdette molto. Poteva il pontefice fare la pace con onorate condizioni, quasi ricercalo da tutti i principi d'Italia e dal medesimo re Filippo, ed insieme poteva ingrandire casa sua con lo stato di Siena che gli era offerto; si è perduta quella occasione, e seguitò il pentimento, e si è conclusa poi la pace con le condizioni che sa la Serenità Vostra. Ho anche potuto imparare, che i consigli degli appassionati si debbono fuggire ; perchè non hanno per fine loro il beneficio del principe, ma l’utile loro particolare. Disegnavano monsignor della Casa e l’Aldobrandini di vendicarsi del duca di Fiorenza, e d’introdurre nella patria loro una inane specie di libertà. Similmente il Bozzulo, fuoruscito, disegnava la ricuperazione del regno di Napoli; non considerando nè gli uni nè l’altro, con che forze, e che non avevano altro fondamento se non in speranze vane di aiuti esterni e di rivoluzioni di popoli, delle quali, quando l’uomo viene a far prova, si trova ingannato; e però è cosa da prudente il far fondamento sopra quello che si ha e che si può, non sopra quello che si spera e si disegna. Ho notato di più, che un papa, e massime della natura del presente, rarissime volte ode la verità; e gli adulatori hanno luogo, in tanto che gli altri sono odiati. Quelli che si sforzavano di persuadere la pace al papa ( che erano tutti uomini buoni e giudiziosi ) e gli mostravano la perdita certa dello stato e della reputazione,