374 done consumato quattrocento cinquanta in soggiogare l'Italia ; cosi, ora che è ridotta sotto il governo dei pontefici , non si può nè conservare più, nè ricevere maggiore accrescimento, che con la pace. Perchè, oltre che nessuna cosa è più contraria all’arme, che la professione della religione, Roma si può dire che non abbia popolo suo proprio e naturale (I). Quei che l’abitano, e la fanno grande e bella, son tutti forestieri, invitati ad andarvi dalla libertà e dal modo che hanno ( avendo denari da metter quivi con così grosso utile ) da potersi sostentare onoratamente. Oltreché non vi è uomo, di qual patria, grado o condizione si voglia, che non speri, o con la virtù o con la fortuna, o con l’una o con l’altra insieme, non solamente i maggiori onori di quella corte, ma ancora la suprema dignità; siccome ne sono piene l’istorie, e recente la memoria del-l’eccellentissime Signorie Vostre. Per questo ho detto, che nessuna cosa può conservare in maggior grandezza quella città, che la pace ; perchè con quella si fa più abitata e più frequentata; e all' incontro, non solamente con la guerra, ma con la sospezione di quella, ognuno non la riconoscendo per patria più che tanto, e fuggendo i pericoli, lascia stare di venirvi, e quegli che vi sono, ritornano alle patrie loro. Ila per confini il pontefice, in questi suoi stali che ho detto, il regno di Napoli, il signor duca di Fiorenza, intanto che si può dire, che sia in mezzo di questi due; perchè, incominciando dalla parte di Campagna, che gli antichi chiamarono Lazio, si può dire fuori delle porle di Roma fino alla Marca, che si estende fino all’Adriatico, confina con il sopradetto regno di Napoli; e dall’ altra parte del Patrimonio, poco lontano da Roma, con lo stalo del signor duca di Firenze; e tanto più ora, che è fatto padrone (1) 11 popolo c’ era (e lo moslrò alla morie del Papa); ma non coniava, se non per pagare i balzelli. L’asserzione del Navagero, per quanto sappia d’ arislocralico, è in gran parie fondala sul vero e sempre applicabile.