5o proibire che l'accordo non seguisse, mostrò di restar soddisfatto di quanto tornava commodo al duca suo genero. MaiFrancesi poi che videro il duca inclinato alTaccordo, e che restavano sicuri di pace per tal effetto, stettero più su la riputazione, nè si contentarono di Pineroloe Perosa, ma vollero anco appresso la fortezza di Savi-gliano e suo territorio , e che il duca prestasse a quel re cento mila scudi per pagar la gente delle fortezze, che si dovevano rendere. Alle quali cose tutte attendendo sua eccellenza, come questo si seppe alla corte di Spagna dispiacque grandemente al re ed a suoi consiglieri, e tanto più quanto che a quel tempo si trovava in Ispa-gna il Paciotto, che avea fatta la pianta di Savigliano, il quale per aggrandir le cose sue, disse a sua maestà che quella era la più importante e forte piazza di Piemonte il che fu confermato per lettere dal mastro di campo San Michel e altri per necessitar il re tanto più a mantener in Piemonte buoni presidj contra Francesi. Fatta la restituzione di Torino e delli altri luoghi, mandò subito il duca il conte d’Arignano a dar conto del tutto al re, sempre però con ogni affetto di rive-1 rènza e di rispetto verso la maestà sua , ed ebbe ordine di cominciar a negoziare la pratica per riavere Asti e Santià , sotto colore che quelle povere piazze dopo sì lunga guerra non potevano ormai più sopportare una tanta spesa, che convenivano fare per la provvisione di così grosso presidio come vi era ; pertanto supplicava sua maestà di sovenirle levando la gente spagnuola da esse, che nondimeno senza di essa sariano parimente e le medesime e tutto il resto pronte per servizio di sua • Lo stesso Paciotto cominciò in quest* auno 1564 cittadella di Torino.