346 RELAZIONE DI FRANCIA livrea e veste dei servitori e paggi, e di tutti gli altri ministri, come nella qualità dei cavalli, per onorar tanto più la Serenità Vostra. Con questa compagnia adunque, passando per lo stato della Serenità Vostra, venimmo a Milano; e di là, satisfatto alla commissione di Vostra Serenità, d'aver visitato quel governatore, ci conducessimo nella città di Vercelli, del signor duca di Savoia; dove il medesimo giorno che vi arrivassimo, cascò ammalato il clarissimo Badover di febbre da principio leggiera e poco stimata, attribuita più tosto alla stanchezza del viaggio per il gran caldo patito, massime in quell'ultimo giorno, e per causa di quello, al mal nutrimento de’ frutti e cose tali, aborrendosi da ognuno in quelle stagioni la carne e i cibi più sustanziali; attribuita, dico, più tosto a questa che ad altre cause. Ma a poco a poco ella s’ andò facendo putrida e maligna, sì che in spazio di ventidue giorni il povero signore, con tutta la gagliardissima natura sua, mancò, non ostante tutti i rimedi possibili, dei quali non mancò mai copia, con assistenza continua di un dottissimo medico mandatone da Turino, oltre due altri, 1’ uno della città, 1’ altro del signor duca, capitato là con tutta la corte poco innanzi la sua morte. Il qual signor duca non lasciò veramente officio alcuno indietro di amore o di affezione e d’ onore verso la persona sua. Ma tale si convien dire che fosse la volontà del Signore Dio. E da quello che poi si vide non poteva esser troppo lunga la vita sua, perchè dopo la morte essendo stato aperto, gli furono ritrovati gli interiori tutti guasti. Basta: la perdita di quel signore siccome fu a me e a tutta la compagnia, molesta, tanto più per la buona convenienza che era fra noi, e per la domestica e dolcissima conversazione passata insieme, e siccome fu sentita con grandissimo dispiacere non solo di quella città, per la grande opinione nella quale era tenuto, così doverà esser raccordata con pubblico dolore per l’ottimo servizio che ne riceveva la Serenità Vostra; non estendendomi io più oltre per non esser qui il luogo suo in raccontare le sue nobilissime qualità molto ben conosciute, non pur dalla Serenità Vostra, ma da ciascuno.