354 RELAZIONE DI FRANCIA come da poi, espedito da queste due régine, fui oltremodo gratamente ricevuto dalla regina vedova del re passato, figliuola dell’ imperatore, dalla quale fui subito riconosciuto con segno di grande allegrezza. E parve a tutti noi della compagnia molto bella in quell’ abito di vedova. Non debbo in questo luogo preterire in silenzio, che in tutti gli offici passali tanto con il re quanto con la regina ed altre principesse, non fii pretermesso nè da sua maestà nè da alcuna altra di loro, di far menzione, con affezion veramente di grande affetto, del particolare e grand’ obbligo che la maestà sua e loro, insieme con tutto il regno, avevano con la Serenità Vostra per l’onorato ricevimento fatto a sua maestà in questa città e per lo stato. Il quale proposito tante volte quante io poi ebbi occasione di parlare con la maestà ' sua e con quelli di corte, tanto donne quanto uomini, era in conformità sempre referito. Nè mi par di tacer questo, che, mentre che io me ne andavo alle regine, trovandosi in quelle stanze una donna che dicevano esser stata balia e nutrice del re, questa, quando prima mi vidde, mossasi con molta allegrezza, venne a dirmi : « O monsignor ambasciatore, siate il benissimo venuto, poiché avete così ben trattato e fatto tante carezze e onore al re mio siguore e figliuolo. » Nè debbo anco lasciar di dire che di questo ricevimento fatto qui al re n' hanno composta una canzone, la qual viene cantata pubblicamente, piena d’infinite laudi di questo Eccellentissimo Senato. La medesima ripetizione, e abbondantissima, fu fatta medesimamente dal re di Navarra (1) non solamente in quel giorno che lo visitassimo in palazzo dopo la regina con le lettere credenziali di Vostra Serenità, ma dell’ altre volte ancora che ci ritrovassimo seco ; specialmente quel giorno che con tanto favor nostro e onore della Serenità Vostra s’invitò da sé, e volle desinar con noi in un banchetto solennissimo che fece il cardinale d’Este a tutta la compagnia ; dimostrandosi veramente principe amabilissimo, e grandemente affezionato a questa repubblica, come la Serenità Vostra intenderà in altro luogo. (1) Quegli che fu poi Enrico IV.