DI GIOVANNI GORRERO. 1569. 205 romori sì che ella non avesse così bisogno dell’opera di certi, come ha, prometto a Vostra Serenità ed alle SS. VV. EE., ch’ella potria così disponere di quel regno come se ella ne fosse padrona naturale. E durerà anco così, a mio giudizio, qualche anno ; perchè la natura del re lo ricerca. E essendo questo ormai conosciuto da ognuno, fa che si nomina il re (che non si può fare di meno); ma gli occhi di ciascuno sono alla regina volti, come quella che col sì e col no può far contente e discontente le persone. Il re ha tanto più di diciannove anni quanto è dai sedici del mese di giugno passato sino adesso (1). Ed è sua maestà assai graude di statura, ma di deboli fondamenti, perchè ha le gambe sottili che non corrispondono ad un pezzo all’altezza sua. Nel camminare va un poco curva: ed alla pallidezza della faccia non mostra gagliarda complessione. Pure con tuttociò travaglia volentieri ; e negli esercizi del corpo, più riesce a cavallo che a piedi, e si diletta grandemente della caccia, massime di quella del cervo, alla quale corre molto precipitosamente. Non è sua maestà mollo inclinala ai negozi; pure è paziente in ascoltare e stare presente le tre e le quattro ore continue alle consulte che si fanno. Poi, quanto alle risoluzioni, si riporla del lutto alla madre, la quale ha in così gran rispetto e riverenza, che ben si può affermare che niun figliuolo fu mai più obbediente di lui, nè madre in questo più avventurata di lei. Egli è vero che il tanto rispetto che porta alla madre (qual può essere anco battezzato per timore), gli leva non poco la reputazione, e all’ incontro 1’ accresce alla serenissima regina. Nel resto è principe cortese, umano, piacevole con tutti ; e sarà, a mìo giudizio, facilissimo ad essere persuaso. Monsignor il duca d’Angiò ha un anno meno del re, e quel di più che è dai 26 di giugno sino ai 19 di novembre (2). È qualche cosa più alto di sua maestà ; nè fugge anch’ esso 1’ opposizione delle gambe. Il colore è migliore, e la faccia (1) Da questo luogo si conosce che la presente Relazione fu letta dopo il giugno 1569. (2) Cioè di circa diciassette mesi più giovine del re.