1 32 RELAZIONE DEL RE DE’ ROMANI e Ferdinando la duplicò altrettanto, e dopo la morte del re Giovanni è stata sempre ferma e starà l’antica e nuova imposizione. Solevasi, oltre gli animali, servirsi tutta Italia da quel regno, e precipue questa città, di biade, e anco d’argenti e d’altre cose di miniere, mandando a baratto di queste panni scarlatti e paonazzi, panni di seta, panni d’oro, e spezierie d’ogni sorte con grandissimo guadagno; ora non solo non si può aver quello che fa bisogno per noi, ma nè anco smaltir la seta, nè li panni, nè altre merci, che ne sopravanzano. A questa condizione ha ridotto quel regno la negligenza e la troppa delicatezza di quei re, la vita oziosa, l’ambizione, la superbia, la rapina e inimicizia di quei Baroni; delle quali cause ciascuna da sè sola avria bastato a rovinare ogni potente impero, non che tutte insieme. Ed invero credo che se non fosse l’estrema fertilità, l’abbondanza delle miniere, la comodità ed amenità del paese, per le tante rovine non si troveria più chi vi potesse abitare; il che forse saria manco male, acciocché la Germania e la Cristianità avesse per frontiera un deserto, dove non potessero Turchi nè abitare, nè passare, benché dubito che andando le cose come vanno, ciò riuscirà vero, disegnando molti di quei Baroni raccoglier più che possono e venir ad abitare in questa città. Dalle ruine dunque degli Ungheri deve questo Illustrissimo Senato non già imparar cosa di nuovo, ma confermarsi nel suo antico proposito di amministrar giustizia alli popoli, e far che sie'no sicuri dalle violenze de’grandi, e levar l’occasione che si disegni di mutar stato, e contentarsi di quello che la natura e Dio ad ognuno ha concesso, tener la gioventù in esercizio utile al particolare, e di onore e sicurtà al pubblico, e riformar le molte superflue spese, onde ne seguiria il contento d’ognuno e perpetua felicità a Vostra Serenità. Fu in Possonia, a petizione quasi di tutto il regno, ordinato un Consiglio, come una Rota, per reprimere la ra-