1)1 PIETRO DUODO. 1598. 155 somma non voleva dir altro che affatto distrugger il compromesso. Ma conoscendo molto bene il re, le cose esser arrivate a tal stato che escludevano ogni temperamento , si risolse di dichiarare che si accettasse assolutamente. Desiderava Torglionc, sotto questo pretesto, che le tregue fossero prorogate, uia essendo il signor di Lesdiguiercs ormai in arme, e i Lombardi in cammino per passarsene in Fiandra, gli fece risponder il re che lo avrebbe fatto quando il duca volesse serrar il passo ai suoi nemici, e non altramente. Con questa risoluzione partì Torglione , e nell’ ¡stesso tempo entrarono Tarmi francesi in Savoia , dove hanno fatto quegli effetti che l’EE. VV. hanno inteso di tempo in tempo. E questo fu il fine d’un negozio quattro o cinque anni trattato sotto infinite dissimulazioni per ogni parte. Confesso veramente, EE. SS., che questo negozio mi diede nel principio gran fastidio, perchè avendo veduto quanto al tempo di Bellagarda (1) avesse premuto all’EE. VV., nè al presente sapendo, in cosa di tanto momento, quale fosse l’intenzione loro, necessitato dalla mia ignoranza della loro volontà , convenni risolvermi di starmene sempre da parte, accarezzando tutti, e sulle generali ; il che credo fosse con soddisfazion d’ ognuno , e particolarmente di Sua Altezza. Quel- lo che più mi diede travaglio che il re potesse concludere da dovere, fu l’avviso che mi perveune nel tempo che il Rochetta era alla Fera, che V. S. non l’aveva potuto compiacere dell’ imprestito che le richiese ; perchè sentendo io i ministri a dolersi che non erano aiutati da alcuno, dubitai grandemente che non si risolvessino alla conclusione senza tanti rispetti ; e il re in effetto era allora nell’ estreme necessità, e tali che non è possibile poterle esprimere. I Francesi però hanno questo per natura , come dice Giulio Cesare , che come sono immemori e delle ingiurie e dei beneficj, così per quanti piaceri e favori possa far loro un uomo, dove in qualche cosa non vengano compiaciuti, tulli se li scordano. Il che benissimo provò questa repubblica nel tempo di Ludovico XII, la (1) Cioè della cospirazione di Bellegarde, della quale è discorso nella precedente Relazione del Lippornano.