RACCONTI POLITICI DELL'ALTRA PACE miglia, sa di dover contare su una lunga durata di tempo per lo sviluppo delle proprie attività, ma sa anche di dover attuare un programma da trasferire anche alla generazione nuova, ciò che non è consentito agli Italiani all’Estero, anche quando siano in paesi che offrono un’ospitalità perfetta, poiché nulla può difenderli e assicurarli contro le incertezze delle pericolose fluttuazioni economiche e politiche di paesi stranieri. Il rimpatrio graduale degli Italiani che in tal senso spontaneamente decidono, è dunque un aspetto di un più vasto fenomeno politico. È superfluo aggiungere che, dal punto di vista di puro prestigio, una potenza qual è l’Italia non può senza diminuirsi concorrere con le braccia, con l’intelligenza, e talora col sangue dei propri figli ad accrescere la potenza altrui: è una contraddizione ormai inammissibile, è la negazione in atto della politica imperiale. Mi trovavo in America quando fu proclamato l’impero, e so che da quel tempo molti paesi hanno giudicato che gli Italiani hanno cessato di lavorare per la grandezza altrui: è accettato da tutti che nessun aiuto ci è più possibile dare a coloro che difettano di mezzi umani per accrescere o per irrobustire la potenza propria. Siamo sul piano della politica generale della nuova Italia: si tratta anche del ristabilimento delle proporzioni morali e materiali fra le Nazioni secondo giustizia, cioè secondo le realtà attuali di ciascuno e le possibilità della storia futura di ciascuno: di salvare il salvabile del capitale che abbiamo finora disperso nel mondo a beneficio altrui e a dan- 328