44 a fame per essere il paese ivi intorno diserto, da non tro-varvisi neppur erba , e i quali erano stati assaliti dalle genti Persiane, e rimasti tra morti e prigioni circa cinquecento , nè pure volle prestarvi fede il generale ; onde mandò un sangiacco con dngento cavalli per scoprir che cosa era quella la quale era seguita. Il sangiacco, andato tre miglia lontano dall’ esercito , scontrò una quantità di cavalieri Persiani, che menavano via seicento cammelli di quelli dell’esercito Turco, i quali se ne pascolavano pe’ prati. Visto ciò esso sangiacco tornò dal suo generale e gli riferì il tutto, il quale fece mettere in ordine tutto l’esercito e lo mandò contro i Persiani, nè tenne in guardia della sua persona altro che l’artiglieria, li giannizzeri <; li spai della corte ; il qual esercito quando fu appunto verso il campo nemico, trovò un fiume nominato Capri, il quale non potendolo passare con facilità perchè gl’ inimici erano in campagna in ordinanza e lo aspettavano sopra la riva di detto fiume, li pascià ne avvisarono il loro generale, il quale subito mandò sei pezzi d’artiglieria, la quale arrivata dov’era l’esercitola spararono contro gl’inimici , che spaventati si ritirarono un poco indietro , ed allora l’esercito Turco passò tutto a un tratto. L’inimico che aspettavalo l’assalì subitamente, e attaccata la battaglia combatterono sino alla notte con mortalità di Turchi di circa diecimila persone, ma con rotta dell’esercito Persiano, il quale perdette tra morti e prigionieri circa ventimila persone, tra le quali erano parecchi sangiacchi, i quali presentati al generai turco furono subito decollati. La mortalità dei Persiani non fu tanto per la spada nemica quanto perchè volendo nel fuggire passare un fiume detto Chiau, per la grande calca cascavano uno sopra l’altro, poi andavano nell’acqua dove si annegavano.