392 il Cicala , il quale dopo questa ultima perdita parli da Casan , e s’inviò verso Salmas. La sera giunto al torrente d’acqua salmastra si attendò, e la notte il principe Persiano cavalcò dietro di lui , e la mattina nel levare li padiglioni, assaltò l’esercito del Cicala; ma con fortuna insolita perciocché il Cicala temendo quello che fu, non volle che si levassero i padiglioni, nè si caricassero some, se prima non fossero tutti i soldati in arme e l’artiglieria in ordine. Venne il principe all’assalto, ma con l’artiglieria fu maltrattato , e di poi incontrato da tutto 1’ esercito, ricevè gran danno , sebbene non mancò di usare manifesti segni ed espressi di molto valore. Venne poi il Cicala a Van, e quivi licenziò 1’ esercito tutto distrutto e desolato. Attesero dopo questo i Persiani a revocare la nazione turcomana , ed il re medesimo scrisse a Mehemet-kan lettere piene di affetto, per le quali venne, ma però con animo maligno; imperocché era risoluto di ottenere Ta-mas fratello del principe per capo della sua nazione in luogo di Emir-kan, e avutolo , chiamarlo re in dispregio del principe e del medesimo re. Venuto dunque e domandato esso Tamas , gli fu concesso ; ma sul più bello il maligno Mehemet, sollevata tutta la nazione, si parti di notte col detto Tamas, e si volse a Casbin con ben ferma intenzione di far pubblicare re esso Tamas. Il re ed il principe, anzi tutta la Persia, senti di questo notabile scossa. Però si empi quel regno di dissensioni e di tumulti. Fu quindi necessitato il principe a levare cosi intrinseco pericolo ; laonde accompagnato dai più fedeli sultani, con seguito di quattordici mila soldati, segui essi